Come molte persone diffidenti, anche quando diffidano apertamente, io non diffido completamente di nulla.
Ascolto, anche se mentono. So che persino le falsità hanno un motivo, così registro le informazioni e imparo.
Informarsi è come avvelenarsi. Ci vuole una buona dose di fiducia in sé stessi, per assumere veleno sperando di infettarsi il giusto, solo per sopravvivere, senza rischiare di contaminarsi irrimediabilmente.
Nessuno è immune e nessuno è, presentemente, superiore. Chi dice di esserlo, forse, ignora che la propaganda funziona così, ma anche l’educazione… chiaramente, posto che non siamo ubiqui, capaci di vedere tutto, sapere tutto e che non serva mai accertarsi di ciò che abbiamo solo sentito dire.
Altrimenti, si possono fare due cose: provarci, perlomeno, a esserci sempre, augurandosi di avere buona visuale, dato che è assai frequente il caso di chi c’era ma dormiva, oppure fidarsi delle cronache.
Non consiglio di affidarsi senz’altro all’una o all’altra strategia.
Forse è giusto applicarle entrambe, usando buonsenso.
Ci saranno cose che avremo bisogno di toccare con mano, ma non tutte.
Alcune verità, è utile saperlo, è talvolta inutile saperle. Per altre, se si sanno davvero, è meglio che non si sappia che si sanno.
Soprattutto, la verità deve renderci migliori.
Se impararla non ci servirà a migliorarci e, magari, a migliorare gli altri, avremo forse una buona prova di quanto la cultura sia sovrastimata, oppure che non si trattasse davvero della verità.
Questo discorso, non serve dirlo, vale solo per chi, buonsenso, ne abbia.
