• Primi baci

    Filippo e Lucia si baciarono moltissimo, in quei pochi giorni d’estate. Ci presero tanto gusto che stavano attaccati di continuo e, se non c’era da dire o fare niente, guardando dalla loro parte, potevi esser certo che si stessero baciando… di più: per giorni, lo si poteva davvero dire, Lucia finiva dove Filippo iniziava e viceversa.

    Lui non era capace, all’inizio, ma fece tanta pratica con lei che, alla fine, imparò. Lei, che aveva già avuto un ragazzo serio, con Filippo non era proprio convinta di fare bene a dargli corda ma, evidentemente, lo si poteva immaginare dal trasporto con cui partecipava ai suoi baci, finì, quella corda, col dargliela.

    Naturalmente, non fu subito tutto facile. La sera in cui si baciarono per la prima volta, Filippo ci mise quasi quaranta minuti, indeciso se farlo o no, a coprire la distanza tra la guancia e la bocca di Lucia.

    Era molto impacciato e per nulla consolato dal fatto che, la prima volta che ti trovi abbracciato a una ragazza che ti piace in quel modo, è abbastanza normale sentirsi molto impacciati.

    Malediceva la sua poca esperienza. Avrebbe voluto che ci fossero condizioni migliori, che potesse accadere nel modo più naturale e spontaneo possibile, mentre non riusciva a non pensare al fatto che ci fosse troppa luce nella stanza e che non fossero soli.

    Non temeva che lei lo respingesse, no, quello non sarebbe stato un motivo sufficiente a trattenerlo. Il solo fatto che lei fosse lì, che mostrasse di preferirlo, per lui era più di quanto si potesse desiderare.

    Gli era sembrata subito bellissima. Anzi, bellissima non era sufficiente per descriverla. Nessuna delle parole che conosceva, quelle che solitamente non gli mancavano, gli sembrava esserlo.

    Era come se fosse vissuto da sempre al riparo in un’oscura grotta e ora si affacciasse per la prima volta alla luce del giorno.

    Lei era il suo inedito, sconfinato orizzonte, col suo sorriso luminoso e gli occhi scuri e sognanti, con i suoi capelli corvini, lucenti e profumati, di un profumo che Filippo, inebriato fino all’estasi, sentiva anche quando lei non c’era e gli causava languidezza e nostalgia.

    In poche ore, Lucia era riuscita a rivoluzionare ogni singolo pensiero che sull’amore Filippo aveva fatto in precedenza. Il suo piccolo mondo splendeva ora di una nuova luce; Filippo vedeva senza sapere perché riusciva a farlo, senza chiederselo e senza preoccuparsi troppo del fatto che, a un certo punto, quella luce avrebbe anche potuto tornare a mancare.

    Il potere che Lucia esercitava su di lui era già così forte che Filippo la viveva come una sorta di oscura divinità. A trovarsi vicino al suo viso, mentre le carezzava la chioma con le dita, gli pareva già di trasgredire una legge, come quando calpesti le aiuole o, peggio, di profanare un altare, un luogo sacro.

    L’avrebbe baciata comunque; fosse la prima e l’ultima volta, non importava, ma l’avrebbe fatto. Solo, voleva che fosse bello.

    Poiché il suo volto era così vicino, in un paio di occasioni Filippo l’aveva già toccato leggerissimamente con la punta del naso, come a voler assaporare meglio il suo profumo. Alla fine, sfiorarla con la bocca, gli sembrò una cosa che gli si potesse perdonare. In fondo, non era proprio un bacio.

    Poi gli sfioramenti si erano fatti sempre più incisivi, furtivi, inizialmente ma riconoscibili; con un movimento leggero verso il centro, la bocca di lui arrivò a posarsi per una frazione di secondo sulla guancia di lei. Subito tornò indietro, a sfiorarle lo zigomo, poi sempre meno di soppiatto, nuovamente sulla guancia.

    Filippo aveva già baciato una ragazza, in verità, per provare, con un’amica, un paio di anni prima. Allora, ricordava bene, gli era parso strano, ma non granché. Il fatto che le lingue si toccassero, per dirla tutta, non gli era sembrato così naturale, così istintivo. Filippo, cui allora interessava imparare ma non baciare in sé, nonostante avesse più di quattordici anni, concluse che baciare con la lingua fosse più curioso che piacevole.

    Alcuni tra i suoi amici sembravano aver avuto impressioni diverse, dai loro primi baci. Qualcuno l’aveva buttata sul sesso, qualcuno sui sentimenti. In certi casi sembravano addirittura compiaciuti… A Filippo non parve nulla di magico. Avrebbe probabilmente ricavato maggior trasporto al cospetto di una notte stellata, di un tramonto sul mare, di una canzone o di una festa. Credette fosse un’altra di quelle cose che i ragazzi provano a fare per sentirsi adulti: fumare, andare sulle montagne russe… baciare.

    Probabilmente, anche se Filippo allora non lo sapeva, non era il momento giusto per lui e, per sentirsi adulto, avrebbe dovuto aspettare ancora un po’.

    Un vago senso di appartenenza alla categoria degli uomini, più che il bisogno di farlo, il desiderio o il fatto di essere uomo a sua volta, gli aveva finora suggerito che, a sedici anni, un ragazzo dovrebbe ormai baciarsi con le ragazze e che fosse ormai giusto il tempo anche per lui. Evidentemente, non era il suo momento. Ancora non sapeva nulla della differenza enorme che, in certi casi, per certe persone, c’è tra tempo e momento.

    Ora, baciare Lucia, gli sembrava non solo naturale, ma anche necessario. Stava vivendo sulla sua pelle quanto possa essere attraente una persona sola rispetto a un milione di altre, quanto il più potente afrodisiaco, per quelli come lui, sarebbe sempre stato unicamente l’amore.

    Lei, del resto, non s’era mossa dal suo grembo mai, che sarebbe già parso a tanti un segnale abbastanza eloquente del fatto che, magari non l’amava ma, a farsi baciare da Filippo, se è vero com’è vero che le femmine sono molto più avanti dei maschi, ci aveva pensato eccome.

    Lucia aveva gli occhi chiusi. Filippo ebbe l’impressione che dormisse, in alcuni momenti. Forse lo fece davvero.

    Qualcuno, non visto, aldilà del buio, parlava. Chiedeva l’ora. “Una è un quarto”, disse Lucia. No, non dormiva.

    Anche mentre Filippo le baciò la punta del naso, lei, senza aprire gli occhi, gli sembrò sorridere.

    Nella penombra, Filippo assediava, tenacemente, la bocca di lei.

    Quando le sue labbra sfiorarono, senza troppa convinzione ma in modo inequivocabile, quelle di Lucia, tanto che Filippo comprese che non gli sarebbe più stato possibile negare le sue intenzioni, ritrattare e dire che non era stato un vero bacio, ancorché casto, gli occhi di lei si schiusero e, per un tempo che parve molto lungo, lo guardarono.

    Erano neri, forse perché era buio e l’iride dilatata, forse perché erano sempre stati così profondi; destabilizzanti come un precipizio sull’immensità, quando ci si accorge, cosa che capita agli innamorati per la prima volta, di trovarsi proprio sul ciglio e che oltre quello si sveli, solo per loro, lo sconfinato orizzonte dell’animo umano, che non è per nulla immaginabile per chi si trattenga o non abbia il coraggio di sporgersi, anzi, molti non lo coglieranno davvero neppure in tutta la vita, non riuscendo a vincere la paura di lasciarvisi cadere.

    Ben poco dell’amore è davvero visibile a chi lo guardi con occhi pavidi.

    Filippo ad esempio non sapeva ancora che il suo amore potesse celarsi addirittura al dì fuori del suo corpo, dentro un’altra persona, abituato, ragazzino, a credere che l’amore fosse, insieme alla fame o alla sete, una sensazione che stava solo in lui, che a un certo punto si sarebbe accorto di amare, come ci si accorge di avere fame o sete.

    Ci vollero ancora molti anni prima che capisse che non funzionava così. Non avrebbe dovuto aspettare che l’amore si manifestasse in lui, ma avrebbe dovuto sempre sporgersi verso qualcun altro; avrebbe dovuto accettare il rischio.

    Lo capì più tardi, sanguinando più del necessario, forse, ma lo capì.

    Filippo sfuggì quel precipizio molte volte, in seguito, quando lo riconobbe, nello sguardo delle altre donne che incontrò. Ormai conosceva la vertigine cui non seppe ribellarsi quella sera d’estate, quando aveva sedici anni… e la temeva… e rifuggiva la profonda angoscia che ti colpisce senza pietà quando tutto quell’universo meraviglioso viene meno.

    Quella notte, invece, Filippo sostenne lo sguardo e si lasciò cadere senza nessuna prudenza.

    Il volto di Lucia ora pareva dire “ce ne hai messo di tempo” o forse “non credevo che l’avresti fatto davvero” oppure nulla… chissà?

    Mentre lo guardava, Filippo la baciò di nuovo, più precisamente, più dolcemente. Lei non disse nulla, i suoi occhi tornarono a chiudersi e la sua bocca a sorridere.