Ci ho messo quasi trent’anni a lasciare l’ovile…
Tutta colpa dei miei, che me l’hanno sempre servita troppo comoda, la vita. Infondo, se non ti serve scappare, per fare ciò che ti va, anche una prigione può diventare un luogo accogliente.
L’istinto di spiccare il volo, ad alcuni uccelli, arriva solo per la paura di non riuscire più a farlo. Ci sono quindicenni che bruciano le tappe, ventenni che fanno il college e venticinquenni che convolano a nozze.
A ventott’anni, un figlio, che viva ancora a casa dei genitori, non è che una più o meno ingombrante zavorra. Lo sanno i genitori, che glielo rinfacciano con sempre meno scrupoli e sempre più rancore, lo sa lui. Sarà così finché non realizzerà che essere sulla strada giusta non serve a nulla, se alla guida c’è un altro. Prendere le redini, prima o poi, diventa obbligatorio.
Non c’è una regola, ma giuro che è l’ultima volta che ci metto così tanto a decidere di vivere la mia vita… Si, lo so che probabilmente sarà proprio l’ultima.
Eccomi qui: un’auto, un lavoro, un bilocale, un mutuo, un paio di amici buoni, qualcuno non buono…
Per descrivere me stesso, in effetti, due righe sono anche troppe…
Ci sto bene? Ci provo… Bado a me stesso: questo può bastare.
Conquistare la propria indipendenza è un processo graduale, forse. Per alcuni comincia con un lutto, come succede agli eroi della Disney, per altri, con l’inizio di una carriera. Per me è successo quando ho comprato la lavatrice. È costata abbastanza, perché ho voluto ascoltare mia madre, che mi consigliava di non prendere nulla senza cesto inox. No, non è uno scherzo.
Chi abbia commesso l’imprudenza di cimentarsi in una convivenza prima di avere imparato a scrostare il fondo di un water o a stirare perfettamente una camicia, non può nemmeno immaginare che compiacimento… di più: che delirio di onnipotenza dia la consapevolezza di saper badare a sé stessi!
Certo, non è tutto perfetto, non riesco a fare tutto bene… Quando racconto agli amici come mi è capitato di lavare il pavimento, pattinando su due stracci intrisi di detersivo, nudo, uscendo dalla doccia, mi accorgo che non mi affiderebbero la cura delle loro case, ma non importa. Egoisticamente, direi che faccio a modo mio, a casa mia…
Con una certa dose di ottimismo, mi viene da pensare che io, bene così, non sono mai stato. Non certo da bambino, quando non potevo neppure attraversare la strada senza il permesso di qualcuno, o sui banchi di scuola, grassoccio e sfigato per tutta la pubertà e anche oltre, o alle partitelle di pallone, o nelle uscite con gli amici, le gare dei rutti o a chi sputa più lontano, a chi beve di più, a chi fuma di più, a chi tromba di più… Molti adulti rimpiangono il tempo della giovinezza, Io no, io ricordo un vago senso di inadeguatezza, come un clarinettista in una rock band. Non mi manca il ragazzino che ero e tutti i ragazzini che lo circondavano…
Che tempacci! I ragazzini alzano la voce come i cani pisciano negli angoli e arrivano alle mani per affermare a piena voce tutta la propria carenza di argomenti. Dicono che tempri…
Io, che ero il classico bamboccio che ci avrebbe anche tenuto ad andare d’accordo con gli altri, all’ennesima volta in cui ho sperimentato sulla mia pelle l’impossibilità di piacere a tutti, sono stato ben contento di accorgermi che la pubertà è una lunga fase, ma poi finisce… A trent’anni, volente o nolente, uno ne è fuori!
Non ho certo la mancanza della scuola… A malapena me ne ricordo. Rammento un nebuloso senso di ansia e di disagio dovuti allo stress di dover fare tutto per la prima volta, mentre poi ho abolito ogni prima volta della mia vita, partendo, dovendo raccontarlo a qualcuno, anche solo a me stesso, dalla terza o la quarta.
Quando vedo i ragazzini lottare col “giorno per giorno” dei quattordici o quindici anni, magari soffrendo per l’interrogazione o per il litigio senza soluzione col padre o perché la più carina della classe non ti guarda nemmeno o per chissà quale altro tragico, mentre lo vivi, traumatico evento, l’unica cosa che mi viene da dire è “Tenete duro! Poi se ne esce!”
A volte me li guardo, per la strada, tra la folla, coi loro zainetti, i libri, i diari, eccetera; ripenso all’intervallo, alla campanella, ai professori… mi viene in mente la notte prima degli esami e mi dico: grazie a dio ne sono fuori! Venditti ci ha fatto un certo successo con questa cosa… Io, a distanza di anni, mi sveglio ancora di notte, qualche volta, in preda agli incubi, convinto di non avere studiato abbastanza e devo pensarci bene, magari mentre succhio un maalox, prima di realizzare che “grazie a dio ne sono fuori!”.
Non ho, adesso, molto di più di quanto avessi quando ero un ragazzino. Semplicemente cambiano i punti di vista, il peso delle cose, la gerarchia delle priorità. Prima di tutto conosci tutte le versioni originali dei remix suonati dalle discoteche… È una indiscutibile posizione di potere! Poi ti ritrovi nell’armadio abiti che erano passati di moda e che ora, per qualche straordinario meccanismo del mercato, sono tornati in auge… Più seriamente, succede che, più o meno verso la mia età, ti accorgi della consequenzialità di scelte ed eventi che sembravano non avere nulla in relazione tra loro, ma che ora ti confermano che, fosse solo perché tutto fa brodo, avevi, in una certa misura, avuto ragione. Scopri che talvolta non hai bisogno che di quello: sapere di avere avuto ragione… Parlo come la cinematografia più banale di Hollywood, quando, nei film per ragazzi, proclama, fino alla nausea, principi base per crescere sani: …sii te stesso… Va dove ti porta il cuore… Fa’ la cosa giusta… c’è sempre un seconda scelta… Messaggi che sanno di canfora e muffa, quando hai 14 anni, ma che, a 30, ti tornano in mente e ti chiariscono che, se si passa indenni attraverso certe esperienze traumatiche dell’adolescenza, puoi trovarti adulto e soddisfatto della persona che sei diventato!
Non è facile… Il “branco” tende a portarti fuori strada… Un ragazzino sensibile che voglia emergere, pur di farlo, può fare le cazzate più inverosimili… Io ne ho fatte alcune che fanno curriculum, certo, ma che, non l’avessi fatta franca, per esempio con la polizia, mi avrebbero segnato in modo indelebile, precludendomi vie che oggi mi si spalancano.
Ci vuole prudenza… perché l’adolescenza passa… E la vita non è affatto breve come dicono alla TV.
A trent’anni sono il padrone. Non che, dalla mia casetta, possa comandare nessuno… Non è questo che intendo dire… Ma posso certamente trastullarmi nella certezza che nessuno avrà voglia di negare che il mondo, per ciò che mi serve, è già mio. Ok, non faccio granché… Anni fa, forse, avessi coltivato qualcuna delle mie passioni, avrei potuto farne anche un mestiere… A tratti mi immaginavo pittore, scrittore, cantante… Mi vedevo portato per le arti, così, in generale… Per anni ho coltivato l’insano progetto di concepire un romanzo d’amore, liberamente autobiografico…
Per questo oggi sono ragioniere. Senza nulla togliere… Non è che tutti i ragionieri siano condannati ad una vita di compromessi con sé stessi, insipida e mediocre… Conosco pochissimi ragionieri che siano soltanto dei “ragionieri” … So di uomini e donne con vite parallele a quella ufficiale che, tra un resoconto calcistico e la lista della spesa, trovano il tempo di coltivare aspetti insospettabili della propria personalità. Ragionieri surfisti, velisti, cantanti, ballerini e pure piloti d’aereo… Per la serie: “quando i ragionieri voleranno!” … Perché essere ragionieri è certamente uno stile di vita, ma la vita di un ragioniere è spesso tutto quello che fa quando non fa il ragioniere… Mi sa che è così anche per i divi di Hollywood e per gli imprenditori miliardari, infondo. A metà strada, tutti, un po’, s’adeguano… Salvo alcuni fenomeni che non si adeguano mai, statisticamente trascurabili, ma che ci vengono indicati come esempio.
Mi piacerebbe dire che sono il tipo che non accetta compromessi, che lotta per ottenere ciò che vuole senza guardare in faccia a nessuno, che non chiede mai… È più vero dire che io, il compromesso, l’ho accettato diverse volte… La lotta, poi, non fa per me, perché io fatico davvero molto a non pensare che ciò che faccio potrebbe anche fare l’infelicità degli altri… Se poi c’è qualcuno più determinato di me, cedo il passo volentieri e, se mi accorgo di non saper una cosa, oppure mi rendo conto di avere davvero bisogno, io, al contrario degli uomini veri, quelli che non chiedono mai… io… chiedo, eccome.
A un certo punto della vita si deve fare una scelta… Cioè, io un po’ mi ci sono trovato… In fondo, se non conquisterò il mondo da qui, se il salato prezzo del riscatto sociale, della gloria, dell’eternità è pagabile solo con denaro, sangue o addirittura con la vita… beh, vuol dire che ci penserà qualcun altro.
Anzi, probabilmente è il sistema che non funziona…
Di sicuro ci sono paletti creati ad arte dalla solita massonica, protezionista, consociativista e clientelare oligarchia di paraculi consanguinei del ricco di turno, del tipo “megadirettore galattico”, di fantozziana memoria; gli eletti eunuchi alla corte di un imperatore decaduto, di un dio morto o di un idolo, di un mostro sacro che è sacro, ok, ma solo fino all’attimo prima che qualcuno gli rompa una statuetta in faccia. Eunuco, io, mai!
