Massimo adorava l’inizio dell’estate.
L’intera giornata era trascorsa giocando. Dopo la sessione mattutina e quella pomeridiana, sapientemente intermezzate da pasti e dalle merende, si godeva ora due parole con gli amici più stretti, prima che arrivassero gli altri e si ricominciasse a giocare.
Aveva lo stomaco pieno e non si sentiva troppo stanco, almeno per ora, così ascoltava Ivano raccontare qualcosa dei suoi nuovi giocattoli o dei cartoni animati giapponesi, che adorava.
Ivano parlava forte e Massimo sentiva la sua voce risuonare, alla fine di ogni vocabolo, nel silenzio del quartiere.
“Mazinga-a-a!”… “Hiroshi-i-i”.
Arrivarono altri amici. C’erano Maura e Lucia e i piccoli: Simone, Andrea e Davide.
Mancavano tutti i grandi.
“Ma che ore saranno?” Chiese Ivano.
Massimo aveva un orologio di Paperino, di quelli che devi aprire con un click, spostando il becco, per vedere il quadrante al quarzo.
“Le nove passate!
“Le nove? Ma se c’è il sole?” obiettò qualcuno.
“È per via del supplizio”.
“Il solstizio” corresse Ivano, che era più grande.
Massimo amava questa cosa del solstizio, perché era strano che fosse giorno, di sera.
Era ancor più strano che ci fossero soltanto loro… se erano le nove, gli altri avrebbero dovuto essere già lì… dov’erano finiti Nino, Giuseppe e Paolo che, di solito, decidevano i giochi?
Mancava anche Matteo, il fratello maggiore di Massimo. Solo che Massimo l’aveva visto uscire pochi minuti prima di lui… la cosa lo fece preoccupare.
Disse agli altri di aspettarlo e corse in casa a controllare.
“Mamma, ma dov’è Matteo?”, chiese.
È fuori con Paolo… non sono lì con voi?”, disse sua madre.
“No”, rispose Massimo “ma mi sembra strano…”
Si alzò il papà, senza parlare. Diede un’occhiata alla mamma e uscì di casa. Non sembrava tranquillo, ma nemmeno preoccupato. Matteo non era uno spericolato per natura, ma a volte si faceva coinvolgere in iniziative non proprio prive di rischio, solo per spirito d’avventura.
Massimo pensò che il papà avesse l’espressione di chi ha un presentimento, lo sguardo tipico dei genitori che, da ragazzi, avevano avuto familiarità con le bravate.
La casa di Paolo era lungo la via, un paio di porte più in là.
Massimo osservò suo padre gesticolare col papà di Paolo, dato che era rimasto parecchi passi indietro, e non sentiva le voci; poi li vide entrambi venirgli incontro.
Mentre passava davanti a Massimo, suo padre gli strizzò l’occhio e disse: “Ora ti mostro dov’è tuo fratello”.
La madre di Massimo si era messa davanti all’ingresso di casa. Al passaggio, bisbigliò qualcosa all’orecchio del marito, che sorrise.
Massimo non capiva nulla, ma si rese conto che stava succedendo qualcosa di interessante.
Il gruppetto, scortato dai bambini, incrocio anche il padre di Nino, che fumava sul balcone, proprio affacciato alla strada che stavano percorrendo.
Il sole era ormai oltre l’orizzonte.
Ben presto tutti, nel gruppetto, capirono dove stessero andando. Ivano lo gridò eccitato: “il fosso… sono andati al fosso!”
Era così. Quando furono più vicini, alla luce del crepuscolo, i più si fermarono a guardare lo spettacolo.
Non si distinguevano le facce, ma tutti riconobbero subito le voci. Si sentivano distintamente Paolo e Matteo che ridevano e, anche se ormai imbruniva, si vedevano tutto gli altri che giocavano a tuffarsi e riemergere dal fosso.
Massimo dubitava che fosse una cosa legale; sembrava anche pericolosa. Loro padre non avrebbe mai dato il permesso a Matteo di fare un gioco simile… di nascosto… di sera… a stomaco pieno… vestito… Ma non si poteva sgridarne uno senza sgridare anche gli altri e, sulle rive del fosso, si contavano venti o trenta ragazzetti che sembravano quelli della guerra dei bottoni.
I papà erano lì e nessuno sembrava arrabbiato. Nessuno venne sgridato, quindi.
Fu una specie di condono.
Forse erano talmente tante, le cose da non fare che erano state fatte lo stesso, senza che succedesse niente di male, del resto, che rimarcarle, una per una, era più difficile di accettarle in blocco.
Alcuni ragazzini erano ancora in acqua, vestiti, altri si schizzavano vicino alla riva, ma quando qualcuno disse: “Si sta facendo tardi, dài… Fuori!”, non ci furono discussioni.
I ragazzetti, che avevano fatto il bagno nel fosso, camminavano avanti a tutti, spavaldi come Peter Pan.
Alcuni di loro erano senza maglietta. Massimo tolse la sua, per spirito di corpo.
Non aveva capito bene, cosa fosse successo, neanche ora. Probabilmente fu solo una bravata con lieto fine.
Si vede che, quando comincia l’estate e il solleone allunga le giornate, anche ai bambini di pianura, il primo bagno di stagione, è permesso…
