• Giocare in strada

    I bambini giocano per strada. Alcuni papà purtroppo mettono la macchina in cortile, quando non sono al lavoro, così, giocare sul prato, col rischio di ammaccare la portiera di una Simca 1000 verde bottiglia, dato che ogni tanto è successo, ora è vietato. Tanto Michelino preferisce l’asfalto… ok, se cadi ti segni le ginocchia e i palmi delle mani, ma quelli sono sempre graffiati lo stesso…   sull’asfalto le scarpe si attaccano meglio e Michelino si sente più scattante.

    Per ora si gioca a tennis. Armato di racchette di plastica e di palline gialle, Michelino fa dei palleggi con Aldo, in attesa degli altri. Poi, comincerà la partita.

    La strada si adatta a meraviglia al tennis: vale dalla ringhiera al prato, ma se oltrepassa il motorino della signora Lina, è fuori.

    Non c’è arbitro, ma Michelino sa che di Aldo ci si può fidare: se è buona, è buona.

    A seconda, se sono in maggioranza i maschi o le femmine, cambia la scelta di gioco. Le femmine, anche grandine, non disdegnano di giocare a “strega comanda color”, a ‘1, 2, 3… Stella’, a ‘Rialzo’, al ‘Pum pum dama o cavaliere?’…

    Ora giocano all’elastico, ma prima che Michelino uscisse, avevano già fatto venti minuti di corda, cantando filastrocche come ‘La bella lavanderina’ o ‘Io son contadinella’, vecchie di cent’anni.

    Nessun maschio proporrebbe più quei giochi, ora, ma da piccoli si giocava tutti…  Si colorava la strada con un mattone rotto per fare il “mondone”, o si improvvisava un “ce l’hai”, che andava sempre bene per rompere il ghiaccio, e addirittura la “danza del serpente”.


    Ci sono state sere di giochi senza frontiere, con mele nel catino o appese a una corda, pentolacce, palla prigioniera e tour de force a nascondino, che resta il massimo anche ora, al crepuscolo, mentre alla lippa Michelino ha giocato solo una volta, sull’erba… ma, secondo lui, è meglio giocarci solo se si è in tanti: in pochi, la lippa non è divertente come nei racconti dei papà…

    Ora vanno gli sport….  anche le femmine, crescendo, si sono buttate in piccole e grandi attività atletiche…. con qualche leggera differenza… ad esempio Mara fa ginnastica artistica, così, quando sceglie lei, ti trovi sempre a far giravolte….

    Elvira fa ginnastica ritmica… Michelino aveva giocato con le sue clave, un giorno, ma non gli erano piaciute perché non somigliavano affatto alle clave vere, come quelle dei cavernicoli: erano troppo lisce. Lui preferiva i manganelli per Carnevale. Invece, s’era divertito tantissimo con il nastro, insieme a Luca, il fratellino di Elvira…

    Lei non sa che l’hanno usato. Non glielo dite, che s’arrabbia.

    Tra le femmine va per la maggiore la pallavolo. Le bambine non conoscono i nomi delle giocatrici vere, così si passano quello di Mimì Ayuara, a seconda di chi fa punto, schiacciando sopra la ringhiera.

    Michelino non è appassionato del gioco, ma del cartone si, soprattutto della sigla… che poi la cantante canta anche le sigle di altri cartoni che lui adora… come Conan e Pelìn… oddio… Pelìn è triste… ma la canzone è bella e lui si emoziona, senza sapere spiegare il perché, quando sente l’inizio al pianoforte…

    Coi maschi c’è meno scelta: calcio come se piovesse…

    Ivan va pazzo per il calcio… giocherebbe solo a quello.

    Pare anche che sia molto bravo, per la sua età. Michelino non è d’accordo. Per lui è meglio Mario, perché Ivan non sa fare i palleggi. Mario ne fa 50, poi si passa la palla sulla testa… nuca… testa… e poi ancora 50. Solo che Mario non va a calcio, va a Judo.

    Secondo Mario, Diego Armando Maradona è il più forte di tutti… Mario dice sempre entrambi i nomi, si sa mai che Maradona senta e si offenda… Ivan non dice di no, ma nomina sempre Agostino di Bartolomei, perché ha un tiro micidiale.

    Oggi ci sono parecchi maschi, in strada, oltre a Michelino.

    C’è anche Marco; sua mamma lo tiene in casa, il più delle volte, perché Marco si raffredda facilmente e l’estate non è ancora scoppiata.

    C’è Davidino, alto ma magro magro, con suo fratello minore, Paolone, che ha quasi raggiunto Davidino, in altezza, e che in larghezza lo passa di diverse taglie. Michelino sorride sempre quando Paolone chiama Davidino, o viceversa… gli sembra strano che neppure loro dicano Paolo e Davide… neanche la loro mamma lo fa.

    Quando i maschi sono tanti, qualunque gioco va bene, per temporeggiare. Tanto si finirà con una partita di calcio.

    Michelino va fiero del suo Tango e lo porta fuori sempre volentieri, anche se Ivan dice che i palloni veri sono ancora più belli. È un dettaglio, perché nessuno sa come siano i palloni veri.

    È il momento della conta. Alcune conte sono talmente divertenti che vengono meglio del gioco, a volte.

    A Michelino piace “A, B e Bo” e la preferisce ad ‘Ambarabaccicciccoccò’… ma ora va di moda ‘Am blim mblè’, per via di quella parte del solletico che fa ridere.

    Quando sceglie Ivan, fa sempre la ‘Macchinina rossa rossa’, perché sa le divisioni e trucca sul risultato…  così sceglie la squadra che vuole lui… salvo essere in tanti, allora è lo stesso.

    Qualche volta si è il numero giusto per la strada. La porta è quella del cortile, un portiere solo e le squadre sono da due, da tre al massimo. Visti da fuori i bambini sembrano un po’ confusi ma, da dentro, ognuno di loro potrebbe giurare che c’è del metodo.

    In altri casi si fanno le portine, coi giubbotti, ma a quest’ora non servono ancora, i giubbotti… e non ce l’ha quasi nessuno… ce l’ha Marco, ma non vuole toglierlo perché altrimenti sua mamma lo sgrida.

    Le volte in cui si superano i dieci giocatori, bisogna andare al campetto… non è la stessa cosa, perché in strada i bambini stanno bene… ma le partite al campetto sembrano più ufficiali.

    Michelino gioca volentieri anche ad altre cose… se ne vergogna un poco, quando ci sono gli altri maschi… ma con sua sorella e le altre, quando capita che è solo, si diverte molto anche a saltare l’elastico. Anzi, si sente bravo perché solo lui e Anna sanno arrivare fino al collo.

    Certo, le altre bambine sono più piccole e Anna è più disinvolta di lui, lo sa bene, ma quando l’agonismo si impossessa del suo corpo, si diverte sinceramente.

    Si diverte a fare la verticale contro il muro e anche la ruota, le capriole sull’erba e anche il mondone. Quando due bambine, a scuola, per mostrare che erano capaci, si erano messe a testa in giù, Michelino le aveva imitate e si era sentito di averle davvero impressionate, improvvisando una ruota con le gambe belle dritte. Una delle due, che a lui stava particolarmente simpatica, aveva detto “caspita, sei proprio bravo!”, che per Michelino suonò come un “ti amerò per sempre” dei grandi.

    Ora, le bambine si sono stancate di giocare. Siedono sul gradino di cemento su cui poggia la ringhiera di ferro.

    Una di loro, Luisella, conserva il grosso elastico e giochicchia, tendendone un pezzo, per poi lasciarlo andare.

    Michela è rimasta in piedi mentre ascolta, perché sedendosi, da un lato o dall’altro, sarebbe troppo lontana e non potrebbe guardare le altre in faccia. Chiaccherano soltanto, ma nessuna di loro pensa di andare a casa solo perché hanno finito di giocare. Anche le chiacchere sono un degno motivo per stare in strada.

    I maschi stanno ancora giocando…  sono nel pieno dell’azione decisiva, che potrebbe durare finché fa buio… o finché una mamma chiamerà dalla finestra uno dei giocatori, alla grida.

    Passa una macchina. Aldo raccoglie il pallone. Non è fallo, se c’è una macchina… infatti nessuno protesta.

    È il signor Baldo, che passa piano, perché è anziano e ha rispetto delle leggi, anche se gli si legge negli occhi il disappunto… pensa “perché non giocate in un cortile?”

    Dal canto loro, tutti i bambini rilevano che va più lentamente del necessario e pensano “se, invece di guardarci in faccia torvo, guardassi la strada, forse ci metteresti di meno, a passare… e noi potemmo tornare a giocare”.

    Quando l’azione riprende, Aldo, che aveva ancora il pallone, fa rimessa come su fallo laterale, anche se in strada non c’è affatto, il fallo laterale. Ivan prova a tirare, ma il tiro è troppo dritto e rimbalza forte in direzione opposta. Il rimpallo avvantaggia proprio Michelino, che non se l’aspettava ma è in buona posizione. È un pallone infido, perché la palla gira, così lui la colpisce di striscio, non proprio volontariamente, riuscendo a dare un effetto che rende il tiro imprendibile. Il Tango si infila nell’angolino, alle spalle del portiere, mentre la squadra di Michelino esulta.

    Nessuno tiene il tempo, la partita potrebbe anche durare per sempre e finire 31 a 30, ma Michelino è felice, di aver segnato, come fosse una partita di campionato.

    Proprio in quel momento si sente la voce di una mamma:” Marco! C’è pronto!”. Dall’altra parte, Elvira chiama il fratellino Luca.

    Un giocatore per squadra… si può continuare…

    Il fischio finale è decretato dalla mamma di Michelino, quando anche la sua cena è pronta, dato che nessun altro bambino ha portato un secondo pallone.

    “Michelino, vieni a lavarti!”

    Per oggi è proprio finita…

    ” A domani, amici!”.