• Il fante, il padre.

    La morte di una madre meriterebbe un alto punteggio, nel gioco delle carte. Sarebbe certamente una briscola di valore.

    È una perdita grave per molte persone, stranamente, che s’affannano a partecipare dolori forse sperimentati, quando avvenne che toccò a loro, di perdere la madre, tanto che accade che, per empatia, si trovino a immedesimarsi talmente col dolore dei sofferenti che questi ultimi sono i soli a riuscire a consolarli. L’inversione della condoglianza, per cui, chi piange il proprio defunto, deve sottomettersi al rito di corrispondere la dovuta attenzione al dolore di ognuno di coloro che vi partecipino, a maggior ragione, appare più stridente e contro natura quando questa avvenga mentre siamo in là con gli anni, quando il dolore non è inaspettato, da una parte, e la condoglianza non è più di una mansione assolta con zelo.

    Stranamente, dico, non perché ci si dovrebbe aspettare, da un lutto, che non facesse soffrire, quando si sia superata una certa età, ma perché l’inevitabilità di certi appuntamenti li rende sempre meno sensazionali, invecchiando e, sorprendersene, per quanto ancora possibile, diventa sempre meno utile.

    Salvo ai giovani, sovente disinteressati, non a torto, a prospettive troppo tetre, risulta abbastanza evidente che amare tanta gente comporti di dover affrontare tanti lutti, a parte il caso, non sempre evitabile, del resto, di essere noi a lasciare il campo per primi.

    Tutto questo potrebbe già essere una ragione sufficiente a diffidare da coloro che soffrono troppo scompostamente, anche quando quei lutti avvengano in un momento per cui non si potrebbe, davvero, parlare di una novità inattesa.

    Con l’età, si acquisiscono pochi vantaggi ma ci s’augura di avere, non minor umanità o sensibilità, perché sarebbe come dire che lasciamo il mondo meno vivi di quando nascemmo, ma maggior sensatezza e crescente sobrietà delle reazioni, di sicuro.

    Alcune regole generali, tuttavia, ci potrebbe sembrare importante che la vita le rispettasse, anche se capita di rado che lo faccia.

    Ad esempio, non bisognerebbe mai morire dopo i figli. Quei lutti, se, per quanto statisticamente improbabili, accadano prima del tempo, autorizzano alla disperazione e fanno pensare a un sovvertimento di natura e alla profonda ingiustizia di dover sopravvivere ancora.

    Allo stesso modo, quando, pur nel rispetto del loro turno, i genitori muoiano prima dei figli, ma troppo presto sulla tabella di marcia, prima, cioè, anche d’aver adempiuto alla soluzione di questioni vitali, come la sussistenza o l’educazione dei figli che lasciano, non appare quasi mai inappropriato manifestare il proprio dolore e la propria netta contrarietà.

    Comprensibilmente dolorosi, pure, sono quei lutti che ricorrono troppo a ridosso di promesse e voti, lasciando per sempre il dubbio, a quello che, suo malgrado, prosegue la sua vita, di mancare, in parte, a quelle promesse e a quei voti, per il solo fatto di riuscire a farlo.

    Le morti di sposi novelli e quelle di fidanzati, in età giovanile, dovrebbero anch’esse essere abolite.

    Ci sarebbe poi tutto un discorso particolare, per le morti violente, ma i giochi di carte sembrano meno adatti alla metafora, in quei casi.

    Credo che l’asso sia la morte dei giovani, che portano alla disperazione dei genitori e dei fidanzati.

    Il tre, la vedovanza con figli piccoli.

    Il re, gli orfani.

    La donna, la perdita della madre, anche, ripeto, stranamente, in seguito al momento in cui i figli siano in grado di provvedere a sé, momento generalmente coincidente a quello in cui hanno l’età giusta per non gridare frasi struggenti come “perché proprio tu” durante la sepoltura.

    Il fante, il padre, che passa sempre per il genitore meno indispensabile, almeno per la Disney, salvi tutti i casi in cui, indispensabile, si rivelò in seguito.

    Gli altri lutti, anche quelli partecipati, come quando muore un amico o un personaggio che ha influito sulla nostra vita è sulla nostra cultura e formazione, anche se ci mancherà di sicuro, non danno punti.