• Padroni del mondo

    Se esiste, in noi, una sordida e oscura bestialità, tanto vale non negarla.

    Meno edificante di non sapere cosa stia sopra e cosa sotto, cosa venga prima e cosa dopo, certo, sarebbe dubitare che serva a qualcosa procedere oltre, che tanto varrebbe non farlo e tornare alle caverne o prima, per essere più spontanei e coerenti con la nostra natura… più o meno, come non è negando che siamo animali, ignorando di avere istinti brutali e desideri di soverchiare, di tradire, di fare del male, che affermeremo la nostra superiore civiltà.

    Il male non è una tara, ma un orientamento. Dal male ci si astiene, se si vuole farlo ma, che l’evoluzione sia un allontanamento dagli estremi per arrivare a un sereno distacco, moderando gli eccessi e limando gli spigoli e che ciò non corrisponda, invece, a un forzato e improficuo discostarsi dalla propria vera essenza, dalla più originale ispirazione, non è poi così dimostrato.

    Potrebbe essere una questione di educazione, di cultura, ma anche di gusto.

    Potremmo scoprirci umani mentre esercitiamo la nostra preferenza per il compromesso, mentre onoriamo le promesse fatte e aiutiamo chi ne ha bisogno, dato che ciò ci piace più di mancare di parola o di offendere. Potrebbe piacerci dominare i nostri istinti con un atto di volontà, ben sapendo che la volontà, per gli umani, è anch’essa un istinto. Altrimenti, saremmo umani solo mentre ci tratteniamo, mentre non abbiamo preferenze, mentre gli istinti tacciono.

    Forse è così davvero e noi siamo umani solo facendo deliberatamente quello che non ci piace, come pensiamo facciano i masochisti.

    …Non che ci sarebbe qualcosa di male, per carità, ma, per qualcuno di noi, perseguire l’altrui benessere, persino l’interesse, anteponendoli ai suoi, arrivando a sacrificarsi, inseguendo l’idea, poiché di idea si tratta, di farlo per finalità superiori alla sua sopravvivenza, in cui assolverebbe compiti più nobili e adempierebbe missioni è, semplicemente, meglio.

    La volontà, in certi casi, non è quindi diversa dalla fame e dalla sete, dalla rabbia o dall’avidità, anzi, chiaramente, chi ha fame vuole mangiare, chi è arrabbiato vuole offendere. Manifestiamo, al contrario, la nostra superiore virtù, la nostra preferenziale e illuminata evoluzione, unicamente umana, quando non vogliamo, quando sappiamo resistere, quando, più di altri animali, più di ogni altro essere vivente, coltiviamo la felicità superiore che ci deriva dal non soddisfare i nostri bisogni primordiali e immediati, a vantaggio di obiettivi che riconosciamo solo grazie alla migliore visuale che la nostra particolare elevatezza permette, ove l’elevatezza è quella del percorso evolutivo, in paragone a coccodrilli e ragni, che non parrebbero ugualmente consapevoli e posto che abbia senso fare paragoni con la consapevolezza di coccodrilli e ragni.

    Chi desideri tradire non è migliore di coloro che negano di desiderarlo, ma chi desideri essere fedele, chi ponga la scelta di non tradire al di sopra del desiderio di farlo, forse sì.

    Allora non sarei un uomo buono quando rinunciassi a tradire se, in realtà, volessi farlo; lo sarei quando la volontà di essere fedele, al mio partner, al mio socio, fosse più forte del desiderio. Lo sarei quando il desiderio di non tradire battesse quello di tradire.

    Non siamo più sinceri, più umani, quando tradiamo, assecondando la nostra cupidigia, quando offendiamo, non reprimendo la nostra aggressività, quando ci arrendiamo, accettando la nostra debolezza.

    In ciò, anzi, non siamo diverso da molti insetti, dai topi e dai piccioni.

    Non siamo più umani neppure mentre ci asteniamo, mentre rinunciamo. Non fare qualcosa che vorremmo perché vietata, ha a che fare con la cultura e con l’educazione, ma non necessariamente con la volontà.

    Viceversa, siamo umani, nobilmente e meritatamente, per il successo delle nostre scelte, mentre stabiliamo cosa sia più importante fare, riuscendo a preferire quello che scegliamo di fare a ciò che scegliamo di non fare.

    Che gratificazione, a essere un uomo migliore, sempre inteso che importi a qualcuno, essere un uomo migliore, potrebbe derivarmi dall’auto-indulgenza per l’essere stato incoerente?

    Certo, siamo deboli. Abbiamo scarse capacità di resistere e quasi nulla sopportazione della sofferenza. Quando il sollievo ci derivasse dal ferire, prima o poi, feriremmo.

    La volontà ci sostiene, mentre procediamo doloranti in sentieri scoscesi, incoraggiandoci a proseguire per l’idea che qualunque fine, anche la morte, sarà sufficiente compenso per l’aver ben scelto.

    Abbiamo ben poco potere su gran parte dei nostri talenti, delle nostre doti fisiche, dei nostri gusti; ce li ritroviamo, sia mentre ringraziamo di averne, sia quando rimpiangiamo di non averne, quasi del tutto inconsciamente, ma abbiamo la volontà.

    Essa ordina i nostri desideri, li armonizza, li finalizza. Credo che serva a questo, infondo.

    I nostri istinti non sono sintomi da curare e neppure peccati da reprimere. Essi sono strumenti da accordare.

    Certo, potrebbero servire tempo e saggezza per imparare a usarli.

    La volontà, quando è la nostra, s’innalza al dì sopra di ogni altra qualità umana. Ci sprona e ci redarguisce, ci limita e ci incoraggia.

    Così, quando non sappiamo valutare neppure il nostro stesso interesse e sempre ammesso ch’esso coincida davvero coi nostri desideri, la volontà ci rende consapevoli della nostra superiore qualità, insegnandoci a disporre della materia, delle cose del mondo, di noi stessi, del tempo di cui disponiamo… per il tempo di cui disponiamo.

    Padroni del tempo e della volontà, saremo padroni del mondo.