• Felici e contenti

    Carmelo aveva studiato da prete. Ci mise un po’ a capire che non era la strada per lui, ma alla fine mollò il seminario e si sposò con Lina.

    La gente diceva: “Hai capito Carmelo? S’è spretato e s’è sposato la ragazzina”.

    Beh, lei era piuttosto giovane, in effetti, ma che lui si spretò non è proprio vero, poiché non aveva ancora preso i voti.

    Ebbero anche un paio di figli.

    Presto, però, anche il matrimonio smise di piacergli. Non ci fu un momento preciso in cui le cose cominciarono ad andare male, del tipo: ieri l’amavo e oggi non più.

    Probabilmente, come accade spesso, in questi casi, mancò un po’ di convinzione.

    La relazione extraconiugale? Beh, Carmelo non l’aveva certo premeditata e comunque, nonostante il chiacchiericcio, nessuno sapeva esattamente come fossero le cose.

    Certo, per parecchi di quei vent’anni in cui si raccontava che si dividesse tra due famiglie, una per i giorni feriali e una per i week end, egli non dovette pensare neppure che fosse una cosa così grave o che, a un certo punto, gli si sarebbe chiesto di scegliere per l’una o per l’altra vita.

    Di sicuro, dovette comprendere, com’era avvenuto per il celibato dei preti, che la monogamia vita natural durante non gli era congeniale, ma non arrivò mai a farne una questione antropologica. 

    Accadde, questo si, che divenne meno quieto, col passare degli anni, quel quieto vivere che s’era tanto ripromesso di salvaguardare all’inizio e che la discrezione gli era sembrata garantire.

    Soprattutto, una volta assolti gli obblighi educativi verso i figli, ormai sistemati, quella discrezione gli sembrò sempre più stridente e meno necessaria – dato che la gente sparlava da molto tempo – e divenne presto insopportabile negare i suoi veri sentimenti, che lo allontanavano dalla moglie e lo legavano all’amata

    Abbondantemente sorpassato il limite convenzionalmente indicato per l’età della ragione, egli dovette ragionarci su e capì che l’unico motivo per non lasciare la moglie fosse ormai solo quello di non scontentare l’anziana madre, poco meno che novantenne, che si voleva tenere al riparo il più possibile dai pettegolezzi da rotocalco rosa, che già circolavano abbondantemente.

    Carmelo e la sua amante avevano atteso tanto a lungo che non dovette sembrare loro un dramma, all’inizio, farlo ancora per un po’. In fondo, la vecchia madre sarebbe pur morta, a un certo punto.

    Solo che non moriva. Anzi, sembrava in grado di durare, se non in eterno, abbastanza da seppellirli…

    Carmelo attese tanto e invano che aveva già oltre sessant’anni quando, improvvisamente, chiese il divorzio, sorprendendo un poco anche gli amici, che credevano che non l’avrebbe più fatto.

    Forse, realizzava che, se non avesse preso la decisione, gli sarebbe mancata di lì in avanti l’occasione di vivere senza dover mentire più. Forse, temeva solo di invecchiare lontano dalla donna che amava.

    Lo scandalo, sterile come sempre, in questi casi, non mancò.

    Per ironia della sorte, la madre morì, di lì a poco, ma non si può dire che fu traumatizzata dalla notizia, anzi, non mancò mai di spirito, trovando, nello schierarsi completamente dalla parte del figlio, cosa che le risultò facile e assolutamente naturale, un ulteriore rinforzo per la sua granitica serenità, persino nei suoi ultimi mesi.

    La moglie, invece, lottò sempre come una vera leonessa. Prima, per salvare il salvabile, dichiarandosi disposta a concedere molto, se si fosse evitato il divorzio, persino benefici per il marito che in poche avrebbero sopportato, convinta che si dovesse fare tutto ciò che fosse possibile per convincere un coniuge in defaiance a onorare la promessa nuziale. Poi, quando fu chiaro che Carmelo non sarebbe mai tornato sui suoi passi, per ferirlo a morte, per rovinarlo completamente e definitivamente, come si fa col peggiore dei nemici, tra scenate e rappresaglie di ogni tipo.

    Carmelo, dopo il divorzio, sparì. Cambiò casa, paese, vita, scegliendo di esserci completamente per la sua amata, ma esistendo, per chiunque altro, il meno possibile.

    Riemerse, solo per i più intimi, molto più in là, annunciando che si sarebbe sposato, di lì a poco. Aveva ottantatré anni.

    Inutile obiettare che la gente, a quell’età, pensa più al passato che al futuro, generalmente. I più, se ancora hanno la testa per disporre del proprio avvenire, pensano all’orto o magari stilano testamenti.

    Carmelo invece pensava al futuro più di prima.

    Certo, era un caso eccezionale.

    Sposarsi era tutto fuorché conveniente, ma a Carmelo non importava di ciò che conviene.

    Anzi, ora che era vecchio, sapeva, più di molti giovani, che la felicità non si trova così facilmente sotto la riga del totale e che raramente, per non dire mai, conviene.

    La felicità, si sa, è un concetto controverso. Le persone s’affannano a desiderarla, sospettando che non durerà, e si preparano a goderla in un attimo fuggente, come quando ti lanciano qualcosa e devi afferrarlo al volo.

    Hanno ragione, forse: la felicità non dura… Eppure, qualche volta, insensatamente, ci si attorciglia alle caviglie e non riusciamo più a liberarcene.

    È così, per ragioni opposte, anche per la disperazione. In effetti, ci possiamo sorprendere in balia del pianto come del riso e talvolta dobbiamo soffocare malvolentieri entrambi.

    Scopriamo che anche la felicità sa essere ingiusta, accanendosi letteralmente su chi non se la meritava.

    La felicità può colpirci anche per caso, come un fulmine, per dire, solo per il fatto che passavamo di lì.

    Qualche volta, se siamo fortunati, ci troviamo felici persino alla fine della nostra vita, quando non avremmo più nulla da dare né da ricevere. Eppure, ci sentiamo sereni, allo stremo delle forze, specialmente se siamo certi, più che d’aver avuto, di avere dato tutto.

    C’è chi non merita le proprie gioie e chi neppure le percepisce.

    Alcuni ne avrebbero meritate, ma hanno avuto sfortuna.

    Carmelo, senza pensarci due volte, si sposò in fondo alla sua vita, che non gli aveva risparmiato dispiaceri, convinto che la gioia, fosse anche durata un minuto, sarebbe valsa tutto il disturbo.

    Potremo forse anche noi, un giorno, anche chi ritiene sia il caso di conservare sempre, in tasca, un biglietto di ritorno, fregarcene delle conseguenze, assaporare il privilegio dell’irresponsabilità, consapevoli che, soffrissimo molto il rimorso, sarebbe comunque per poco.

    Ciò non ci salverebbe dai nostri irrinunciabili scrupoli, se siamo tra quelli che preferiscono, anche tra i defunti, chi non antepose il bene proprio a quello altrui, ma basterebbe forse a zittire i benpensanti e i critici più ostili, dato che non mancano mai.

    Allora, a chi ci accusasse di egoismo, negandoci il diritto sacrosanto di godere appieno fino all’ultima goccia di vita, certo, potremo davvero mostrare l’esempio di Carmelo, che sposò la sua amata a ottantatré anni e visse, per sempre, felice e contento.