• Gioco della bottiglia

    Stefano ha 11 anni e ama segretamente una ragazzina di 12. La ama quel tanto che basta a starci male. Senza contare che Stefano non sa bene neanche cosa si dica, a una dodicenne, quando la si ama.
    Lei potrebbe anche conoscere la situazione, perché è da un po’ che le cose vanno così. Oppure non lo sa, proprio perché è da un po’, per cui probabilmente crede sia solo impacciato di carattere. E poi si sa che i bambini non amano come i grandi. Ogni cosa si deve fare a suo tempo e l’amore è troppo complicato, per i bambini.

    Il problema di Stefano è che è molto timido; non dice mai quello che prova perché non ha mai imparato a farlo.

    Stefano è timido, ma tutt’altro che taciturno… Solo che dice le cose sbagliate. Questo non piace a tutti.

    Ha degli amici, certo… che sono molto intelligenti perché, come fai a voler bene a uno che dice cose sbagliate, se non capisci che lo fa solo perché è timido?

    Per il resto, i ragazzini pensano sia un po’ arrogante e che dica cose sbagliate… o anche giuste, certo, ma al momento sbagliato.

    Insomma, Stefano non è probabilmente destinato a diventare un ragazzo popolare.

    Marina invece è molto popolare, come può esserlo una ragazzina alle scuole medie. È carina, ben voluta. È, forse, la più popolare della sua età.

    Stefano passa davanti alla sua classe sperando di vederla ma anche che lei non lo veda, perché tanto non saprebbe cosa dirle.

    Lei gli sembra sempre bellissima. Come due anni fa.

    Si, perché Stefano e Marina si conoscono da allora.

    I due erano finiti al mare con le famiglie nello stesso villaggio. In quei posti erano tutti coinvolti nelle stesse attività e poteva capitare che i grandi facessero comunella.

    Spesso scomparivano, cosa che lasciava molto tempo, ai bambini, di stare da soli con i coetanei.

    I genitori ricomparivano magicamente se i bambini litigavano o la combinavano troppo grossa.

    Per gran parte delle giornate, i bambini vivevano in modo piratesco, in solitaria, giocando, andando all’avventura, senza che i genitori li vedessero, anch’essi felici di potersi godere la compagnia dei nuovi amici del mare.

    Ma torniamo a noi, Stefano si era accorto di Marina perché fisicamente era più bella di tutte le altre femmine che avesse conosciuto. Era quindi meglio di sua cugina… e della sua vicina.
    Aveva i capelli più lunghi, la bocca a cuore… sembrava una bambola, nel costume intero colorato.

    Soprattutto, a Stefano, piaceva il suo sguardo triste. Ancora non l’aveva vista ridere, altrimenti gli sarebbe piaciuta anche la sua risata.
    Ora, se Stefano aveva 9 anni, lei, all’epoca, ne aveva 10, forse ancora da compiere. Erano bambini a tutti gli effetti.

    Stefano non sarebbe riuscito a spiegarlo, ma di Marina aveva un bisogno fisico; non avrebbe saputo né definirlo né cosa farci. Tuttavia, desiderava averla vicino a sé. Avrebbe voluto tenerla, anche solo per guardarsela, come si osservano le gemme preziose…

    …Ma, una persona, non la puoi guardare troppo da vicino senza che se ne abbia a male… come si fa?

    Così Stefano le passava di fianco cento volte al minuto, con la tachicardia, e neppure immaginava che, in certi casi, alle bambine che ti piacciono, puoi rivolgere la parola… o almeno salutarle.
    Neanche Marina parlava molto, del resto.

    Era successo che si baciassero.

    Fu un bacio bambino, trofeo di gioco, al gioco che in breve divenne il preferito di Stefano… quello della bottiglia.

    Non fu un gran bacio, la bocca di lui sfiorò in modo quasi asettico la guancia di lei, ma Stefano ebbe il tempo di vivere tutta la gamma di emozioni e di brividi che accarezzano l’anima quando si bacia chi si ama.
    La tensione fu palpabile per tutto il tempo in cui la bottiglia girò, dopo essersi fermata su di lui.

    Fu pervaso da una bramosia eccessiva anche per un adulto, a meno che quest’adulto non fosse un incallito frequentatore del tavolo della roulette.
    Ci mancò poco che il suo cuore scoppiasse, tanto che fu difficile non scattare sull’attenti e urlare “sii!”, quando qualcuno disse: “È uscita Marina!”
    Simulare indifferenza non è facile mentre si ha la bocca protesa, a un centimetro della bambina che ti piace, nello sforzo di cogliere il massimo del piacere possibile dal contatto con il viso di lei.

    Lei sorrideva imbarazzata, ma non disse nulla.

    Un paio di giorni dopo, Marina confidò a Roberto, un altro figlio di villeggianti, che Ste era “proprio un bel bambino”.

    A Roberto dovette sembrare una cosa buffa e la disse tra le risa, a Stefano, canzonandolo un po’.

    Stefano, al solito, non sapeva che dire. Chiese:

    ” Cosa devo fare?”

    Roberto, che aveva dieci anni compiuti, volle sapere:

    ” Ma tu la ami?”

    “Non lo so, come si fa a capire quando si è innamorati?”

    Roberto, aveva appena visto un film di Hollywood, per cui rispose, da uomo navigato, che “se ami, te ne accorgi”.

    Stefano non si accorgeva di niente e, se l’amava, non lo sapeva affatto. Non sapeva niente e, così, non fece niente.

    I due bambini riuscirono comunque a giocare e a ridere insieme per un po’, almeno fino a quando le vacanze finirono e si persero di vista, ma lo si dovette molto più al caso che alla loro iniziativa.

    In quei pochi giorni, Stefano riuscì comunque a scoprire alcune cose, di Marina. Scoprì, ad esempio, che era molto bella anche quando rideva, che sapeva giocare e divertirsi come un maschio, come un amico, persino di più… I suoi occhi però, questa cosa Stefano la ricordò bene per molto tempo, restarono sempre un po’ tristi.

    Rieccoci a scuola.

    È passato molto tempo e lo Stefano undicenne ormai si è accorto di aver amato realmente Marina… certo, col cuore puro e inesperto di un bambino.

    Aveva provato tutti i sentimenti che provano i grandi, a nove anni.

    Non fidatevi mai di nessuno che vi dica che sa di cosa parla, quando parla d’amore. Soprattutto, questo è un buon consiglio, non fidatevi di chi vi dice che “se è amore, te ne accorgi”. Spesso non lo sai mentre succede e non lo sai neppure quando ci sei già passato… Figuriamoci la prima volta.

    Alla domanda “come si fa a capire quando ci si è innamorati?”, la risposta giusta è “nessuno lo sa: dipende da quando cominci a contare”.
    Ci sono momenti nella vita in cui le parole sbagliate finiscono col diventare perfette, per una serie di coincidenze che hanno a che fare, solo per caso, con la nostra volontà.

    Purtroppo, le parole giuste arrivano raramente. Per lo più vengono in mente dopo, spesso troppo tardi e, a volte, mai.

    Le parole giuste avrebbero potuto essere tante, non importa granché, ma una cosa la dovete sapere: per Stefano e Marina probabilmente sarebbe bastato lasciare che fosse il cuore, a parlare: “Sei bella anche tu, anzi sei la bambina più bella che io abbia mai visto. Penso di amarti, ma non ho mai amato nessuno prima: sono piccolo”.