Etimologicamente parlando, la parola ‘differente’ contiene una negazione. Se afferisco, mi avvicino a un luogo, a un’idea; se efferisco, mi allontano ma, se differisco, non mi avvicino né mi allontano: sono solo altrove.
‘Indifferente’, invece, di negazioni, ne contiene due. Chi è indifferente, non solo non si avvicina né si allontana alle idee altrui, ma non ha alcun’opinione nei confronti di chi si avvicini o di chi si allontani da quelle idee.
Gli indifferenti non sostengono posizioni antitetiche, non propongono alternative; soprattutto, non promuovono alcuna impostazione teoretica.
Semmai, prendono atto della propria posizione nello spazio e di quella degli altri, mostrando neutralità e distacco, al riparo dalle preferenze, dalle invidie e dai conflitti.
L’indifferenza è principalmente una mera constatazione di fatto.
Ogni soggetto, infatti, anche tendente a un punto, anche orientato a quello, differisce da esso.
Non è per nulla automatico che da ciò derivino vantaggi o svantaggi, ma tutti sanno che spesso accade che alcuni si sentano inorgogliti ed altri avviliti dal fatto di avere una posizione, qualunque essa sia, invece di un’altra.
All’origine, nell’indifferenza non ci sono sottomissione o superbia; non si subisce, né si soverchia.
Tuttavia, questo è uno stato di cose temporaneo. A lungo andare, persino il suono delle parole ‘super partes’ parrà sottintendere l’appartenenza a un’avversa categoria.
La capacità di restare distaccati, persino quella degli asceti più saggi, può davvero essere difficile da accettare e ogni tanto cadde la testa del bastian contrario, che non volle identificarsi con idee e tendenze, rivendicando l’unicità delle proprie posizioni.
In alcune circostanze, del resto, nessuno che sia coinvolto potrebbe permettersi di mostrare imparzialità, senza conseguenze.
Come ogni posizione teorica oltranzista, intransigente ed estremista, anche l’imparzialità, a lungo andare, rischia di apparire indice di arroganza e mancanza di sensibilità.
Non tutti sono persuasi dell’obbligatorietà di avere un posizionamento nello spazio e un’opinione in merito, evidentemente.
Sarebbe tutto più facile se, prima di parteggiare o di osteggiare, di differenziarci od omologarci, sapessimo coltivare un’indifferente neutralità nei confronti della diversità degli altri, come se di essa non ci importasse, soprattutto nei casi in cui, anche se non lo vogliamo, di essa ci importi.
Forse, in quel caso, l’armonia tra i popoli e anche quella tra gli individui sarebbero meno conflittuali…
… ma non è detto… e comunque mi è indifferente.
