Certe volte mi capita di ricordare di non essere sempre stato bravo a trovare la soluzione ai problemi.
Ci penso, ora, mentre mi pare che quelli di oggi, temporaneamente, siano spesso superati facilmente anche grazie a me, ma conservo il ricordo di diverse circostanze degenerate senza che potessi fare nulla, anzi, lasciandomi la precisa sensazione che ogni cosa che avessi tentato, sarebbe risultata sbagliata. So anche che, se ciò che faccio basta, ora, potrebbe non bastare più, un giorno, e potrei trovarmi di nuovo a rincorrere soluzioni, a cambiare opinioni, a soffrire e che comunque potrei non riuscire a conservare per sempre il controllo delle cose.
Vorrei avere il tempo sufficiente ad affinare le mie strategie, consolando i miei cari che soffrono con le parole migliori o i migliori silenzi. Vorrei sostenerle, nelle difficoltà, con le azioni più adeguate, gli abbracci, certo, ma anche le necessarie dimostrazioni di resistenza alla fatica, alla tensione, alla nevrastenia.
In passato mi accorsi che gli abbracci non sono sufficienti. Certe situazioni rendono chiarissimo che nulla, dì per sé, è sufficiente. Tutto può servire, ok, ma nulla basterebbe mai, da solo.
Anche un abbraccio, che ci pare d’aiuto, a volte, può addirittura peggiorare le cose.
Talvolta, dimostrare di amare significa non esserci, rinunciare a farsi valere, essere pronti a riempire un vuoto e fare quello che manca e va fatto, fosse solo alzarsi di notte, portare fuori l’immondizia, svuotare la lavastoviglie o ascoltare un lungo resoconto di una giornata.
A volte l’amore si dimostra prestando attenzione a tutto ciò che rende la vita più semplice al prossimo, attività che è spesso non sufficientemente riconosciuta e che non dà diritto a essere compensati con altrettanta attenzione.
Bisogna dire che costa fatica, essere quelli che alleggeriscono il fardello sulle spalle altrui, che il rischio di sentirsi sfruttati non è così remoto e la voglia di rappresaglia, un po’ per la difficoltà di riconoscere gli sforzi degli altri, un po’ perché stanchi dei nostri, finisce spesso per logorare anche i sentimenti sinceri di affetto.
Ecco perché, per non saper né leggere né scrivere, prima di avventurarsi in ascetiche ricerche del proprio ruolo sociale, identificandosi col lubrificante nel complicato ingranaggio della vita degli altri, un abbraccio, ogni tanto, giusto per gradire, converrà darselo comunque.
Anzi, abbracciamoci forte, se ci va.
Spesso non basterà, ma neppure non farlo, in fondo, ha mai mostrato senz’ombre e dubbi, di scongiurare crisi e sofferenze.
Abbracciamo chi amiamo, anche se potrebbe non accorgersi del nostro amore. Abbracciamo chi dice di amarci, anche se conserviamo il dubbio e il timore che non sia sempre e totalmente vero.
In qualche modo, lottando, poiché per certi caratteri le resistenze sono davvero forti, senza vedervi una resa e non lasciandoci mancare la possibilità di approfondire, di capire, dando alle nostre intelligenze le conferme di cui sembrano avere bisogno, anche quando ci sembri impossibile, potrebbe darsi che la vita ci piaccia di più… che non è poco.
