• Il senso di colpa

    Il sentimento più nobile che si possa coltivare, di questi tempi, è il senso di colpa.

    In effetti, ci si sente così, a volte…

    … perché è imbarazzante sorprendersi a sperare, ancora, per l’ennesima volta, che questa guerra ci colpisca di striscio, ci riguardi indirettamente, il meno possibile, mentre sappiamo che alcuni innocenti, solo per il fatto di essere nati in luoghi più prossimi delle nostre case a quelli che sono gli scenari di guerra, stanno già morendo.

    Il senso di colpa non uccide, ma logora l’esistenza, avvelenando le nostre percezioni, la nostra capacità di godere serenamente delle cose belle della vita; così, chi non condivida il male, può tuttavia accorgersi del peso delle proprie responsabilità, non per compensare il dolore che altri subiscano al suo posto, perché nulla può farlo; è come un marito che, mentre la moglie partorisce, desidera soffrire al suo posto. Ciò gli fa onore ma, come tutti sanno, non cambia la sostanza delle cose.

    Il senso di colpa non porta via la morte alle vittime, ma a chi non toglie la vita, leva, almeno, un po’ del piacere di viverla.

    Il senso di colpa non si può certo augurare, perché finirebbe col tornare da noi, se fossimo ingiusti, come predicano certe filosofie esotiche . Io però vorrei facesse capolino, un poco, anche nella vita di chi avrebbe il potere di scegliere una qualsiasi altra soluzione e scelga comunque questa… 

    Anche se siamo in pieno ventunesimo secolo e all’apice della nostra evoluzione, restiamo poco più che cavernicoli.

    Ogni volta, mi sorprende che, a chi dovrebbe avere cultura ed esperienza sufficienti per escluderla, la guerra sembri ancora una soluzione, con il rischio, congenito per ogni guerra, di distruggere culture e civiltà, annientare popoli, generazioni di uomini, donne e bambini nel cui nome — ma non è mai stato vero — si sostiene di agire.

    Ebbene, non scordiamoci di ribadire, ora e qualora avvenisse, che la guerra, salvo ad alzare la posta, come nel più becero e prevedibile gioco di sorte, non servì, non serve e non servirà mai a nulla, se non a dimostrare come la stupidità, sempre in cerca di scorciatoie, superi sovente, in determinazione, l’intelligenza.