Trovo così poco stimolanti le belle parole. C’è chi si pavoneggia, grazie a immeritate doti d’eloquio e arguzia, per l’aver avuto un buon pensiero senza prendersi la briga, quell’illuminante opinione, di convertirla più in azione.
Certe chiavi interpretative moderne, elevate al rango di tormentone, per chi riesce ancora ad apprezzare anche il solo concetto, di tormentone, a me, negli anni, sono divenute indigeste, fuorvianti da sempre, in modo insopportabile, per via del mio percorso di crescita intellettuale, posto che abbia senso che sia proprio io a chiamarlo così, che mi costrinse a lunghe peregrinazioni, a compromessi e forzature, ma che ora detesterei rinnegare.
Vedo che non sono in maggioranza.
Vedo che ascoltatori come me, poco più, poco meno, tendono a fidarsi, ad apprezzare, ad ammirare.
Forse la colpa è mia e ho sentito troppe buone opinioni… Sono vecchio. Ho assistito, d’altra parte, anche a buone azioni, poi sfociate in condotte meno eccezionali e addirittura degenerate, nel tempo, in comportamenti vergognosi… così, ora mi annoiano, come le belle parole, le buone azioni buttate là, senza convinzione, per dimostrare qualcosa che, alla fine, dimostra poco o nulla, oltre alla vana ragione del mio disincanto.
Quindi, di chi fidarsi? Vanno bene solo i santi?
Non i santi, di sicuro, che son divi, a volte, celebrati già da vivi. Alcuni martiri, tuttavia, si: lì salverei.
Si alle medaglie al valore, alla memoria, naturalmente, e no alle celebrazioni per i sopravvissuti, ai faraoni imbalsamati in piramidi di eternità. Si ai monumenti ai caduti, no a qualunque beneficio honoris causa.
Chi non è morto, male, magari, mentre lottava per qualcosa di giusto che non si poteva difendere se non a costo della vita, non dica a me che è bravo e non pretenda da me che io lo pensi.
Diffido sempre, e fin qui a ragione, di tutti i sir sopravvissuti, ingrassati, in pensione o ritirati in campagna, a fare il vino, cui società compiacenti conferiscono incensi e onori, banchetti e glorie.
Chiunque, anche il più santo, avrebbe comunque occasione di farmi pentire d’averlo ammirato e, disponendo di tempo sufficiente, dato che quello non manca mai, di rovinare tutto, anche in extremis. Chi non vuole correre il rischio di deludere le aspettative, non le mie, che non ne avrei comunque, ma quelle di tutti, anche i più facili all’illusione, non cerchi la compiacenza dei fan, l’ammirazione o l’invidia del popolo, bramando, mentre è ancora in vita, la prova dell’altrui gratitudine. Ciò è odioso e pare la chiara recrudescenza della mai sopita ricerca del consenso materno, che un santo che sia santo, dovrebbe aver saputo addomesticare crescendo, per dedicarsi ad altri scopi.
Ecco, vengano da me solamente i martiri, gli agnelli sacrificali, i capri espiatori e quelli a cui non importa nulla di mettersi in luce, ove ciò comporti di mettere in ombra gli altri. Tutti i non nominati cerchino altrove, che qui, più che deluso, hanno davvero rotto.
