• Che lavoro vorresti fare solo per un giorno?

    La maggior parte dei lavori… alcuni addirittura per due o tre…

    Nessuno, oltre, o quasi.

    Fosse per lavoro, con l’imposizione di dover tirare a campare, sbarcare il lunario, arrivare a fine mese, credo che neppure il re dica bene della sua mansione.

    Per cogliere la lode del dedicarsi, con assiduità, al lavoro in quanto indice di dignità, viverlo come edificante in quanto tale e, per questo, qualunque esso sia, bisognerebbe essere molto saggi, o russi… certo, russi di un po’ di anni fa… e comunque privi di qualsiasi attendibilità.

    Lavorare perché si deve, perché sta bene, credo che neppure Marx l’avrebbe auspicato.

    Il lavoro è bello solo se fatto nonostante, non dovuto, non pagato, non richiesto.

    Allora ci si può perdere il sonno… o il senno.

    Ritagliare la vita in giorni di lavoro, le ore in compiti e pause, riposi e olio di gomito, ha senso solo se la paga è più di quanto serva e sopravvivere, con tutto quello che ci si potrebbe aspettare che accade, mentre sopravviviamo, altrimenti è noia, sacrificio, testa altrove, cuore che duole.

    Il sacrificio era sacrilego anche ai tempi di Isacco. La certezza, lui, ve la darebbe senz’altro.

    Mentre Abramo, vecchio, ricco, annoiato, infedele – infedele delle moglie, naturalmente, ma fedele a tutto il resto, come fanno molti vecchi, ricchi e annoiati – avrà sicuramente pensato che il sacrificio ci vuole… come si fa senza qualche cruenta uccisione, qualche sana ecatombe?

    Costruiamo altari al nostro dovere giornaliero, che non è l’andar di corpo, in questo caso, ma cercare di condurre vite edificanti, a patto che potremmo non farlo, che non saremmo costretti, e ci immoliamo, giorno per giorno, o solo per uno solo.

    Che tanto è, durassimo quello e non oltre, uguale.